aprile 11, 2013

Puoi vedere i suoi piccoli piedi picchiettare sulle mattonelle di un marciapiede costruito almeno dieci anni prima. Le sue scarpe luminose, composte da diamantini gialli e azzurri, illuminano i suoi passi perché i riflessi del sole la seguono nella sua lunga camminata. All’inizio ti senti un attimo disorientato. Prima di sollevare lo sguardo un po’ più su, ti volti nel tuo lato destro e noti un bellissimo muro, lungo forse cento passi. E’ colorato, stilizzato con tanti omini. Qualcuno di essi si tiene per mano, qualcun altro regge un cuore. Ti volti di nuovo, ecco sì, proprio lì davanti a te. E allora continui ad osservare le sue gambe. Collant un po’ strappati e il pizzo nero di un vestito. Sei ancora confuso, quindi guardi di nuovo attorno a te. Stavolta alla tua sinistra. C’è una donna che porta un taglio particolare di capelli. Corti ai lati e un bel ciuffone biondo platino davanti. Dici a te stesso: “No, non può essere.” Porta anche un orecchino pendente a forma di croce. Sembra tutto andare a rallentatore. Guardi nuovamente dinnanzi a te. Lo sguardo si spinge un po’ più in su, e si affaccia sulla parte bassa del vestito. Scorgi piccola frutta colorata immersa nello spazio nero del tessuto che lo stilista ha scelto per sottolinearla. Stavolta non ti volti né a destra, né a sinistra. Però puoi sentire l’eco di Shadowplay dei Joy Division. <<To the centre of the city where all roads meet, waiting for you. To the depths of the ocean where all hopes sank, searching for you. I was moving through the silence without motion, waiting for you. I a room with a window in the corner I found truth.>> Vai avanti. Gli occhi si arrampicano alla cintura del vestito. Un ragazzo mentre cammina non si accorge che sta per andarmi addosso e mi chiede scusa. Lo guardo negli occhi e poi osservo la sua maglietta. The Smiths. Vado avanti e allora vedo le punte dei capelli rossicci di quella ragazza. Porta anche una bellissima pashmina. Probabilmente Vivienne Westwood mi son detto. Ora vedo anche il suo sorriso, ha dei denti bellissimi. Dritti, bianchi, perfetti. Le sue ciglia lunghe e nere mi accompagnano un po’ più su e vedo anche i suoi occhi grandi e verdi. Le sue sopraciglia sono ben delineate, un po’ scure ma perfette per fare da contrasto al suo sguardo luminoso e deciso. Si ferma davanti a me, mi da un abbraccio stretto. Chloe. Chloe è il suo nome. Io sono semplicemente un ragazzo, un amico. Il suo migliore amico.

Eravamo molto giovani. Spensierati. New York era molto bella in quel periodo, sai? Uscivamo di nascosto, io vivevo nell’Upper – East side e lei nei dintorni di Broadway. Sua madre era una nota attrice di teatro. La mia? Una noiosa dottoressa. Voi vi chiederete perché non ci credo. Perché non credo a ciò che vedo. La verità è che ho quarant’anni. E lei sembra così giovane. Come quando avevamo diciassette anni. Ad un certo punto, dopo averla presa a braccetto, mi volto e vedo il mio viso riflesso nel finestrino di un auto. Sgrano i miei occhi e mi rendo conto che anch’io ho lo stesso aspetto che avevo nel 1984. Mi sento un po’ nervoso a dir la verità. Quindi significa che devo di nuovo affrontare tutto. Devo affrontare di nuovo la fine della mia adolescenza, i miei cambiamenti più significativi. L’accettazione del mio modo d’essere. La mia passione per la street art, il fatto che un giorno voglio diventare un giornalista musicale e vestire alla moda grazie ai miei futuri guadagni. Accettare il fatto che adoro le ragazze ma la stessa cosa vale anche per i ragazzi. Specialmente quest’ultima. E poi incontrare il mio fidanzato durante un giorno di pioggia estivo. Chiedergli di sposarmi, scappare via di casa. Andare a vivere con lui a soli vent’anni. Avere un infarto nei miei trenta, aspettare il suo sì sino ai miei trentacinque per poi venire scaricato per un cantante da quattro soldi il quale non sapevo sarebbe poi diventato famoso. E poi? E poi incontrare una donna, sposarmici, avere una bambina con lei. E poi tradirla con il suo migliore amico gay, tutt’ora mio compagno di vita.

Il fatto è che. Beh, sono in ospedale. Qualcuno mi ha aggredito per derubarmi. Mi ha sparato qui, intorno al fegato. E sono in bilico tra la vita e la morte. Da una parte ne sono cosciente, dall’altra vedo tutta la vita che ho trascorso sino ad ora passarmi davanti.

Mi trovavo a Manhattan, dovevo prendere la mia bambina a scuola. La mia piccola. Mi ha aspettato per ore e non sapeva che il suo papà non sarebbe riuscito a prenderla quel giorno. Mi sono sentito male anche per quello quando ho ripreso i sensi. Stavo davvero male. Mia madre si dimenticò di me quand’ero piccolo. Aspettavo, aspettavo. Dovevo recitare la parte di un pianeta per lo show di fine anno. Ma lei non c’era. Prima i suoi pazienti e poi suo figlio. Papà? Papà non c’era. In realtà non so nemmeno chi sia mio padre. Ho sempre e solo conosciuto mia madre e i suoi innumerevoli fidanzati. La lasciavano e lei poi veniva e ancora viene sempre a piangere da me.

Per fortuna qualcuno ha avvertito la mamma della mia dolce bambina in tempo, così è andata a prenderla e sono corse in ospedale. Ora si trovano proprio davanti a me. Chloe e mia figlia Rebecca mi stanno guardando. Sarai sorpreso di sapere che mi sono sposato proprio con lei dopo che il mio fidanzato mi lasciò a metà dei primi anni duemila. E’ lei che ho rincontrato dopo tanti anni, è lei che mi ha consolato e mi ha amato. Aveva da sempre una cotta per me, e soffrì molto quando mi allontanai dal nostro piccolo mondo sofisticato. E poi, il 27 Marzo 2004, riconobbi i suoi ricci, ora neri, e i suoi occhi, sempre verdissimi. E’ durata poco, sapete? Però è stato intenso e ora senza di loro non potrei nemmeno essere un padre. Lei aveva rimpiazzato la mia figura con un ragazzo italiano, Domenico. Un tipo in gamba, un professore di italiano ma anche uno scrittore di libri gialli per ragazzi. Aveva sbagliato a presentarmelo. Non per altro: me ne sono innamorato. A quest’ora probabilmente saremmo ancora una famigliola felice. Però lei insistette. Doveva invitare lui e il suo ragazzo di allora. Non eravamo molto felici in quel momento della nostra storia. E quell’uomo mi guardava nello stesso modo in cui lo osservavo io. Eravamo incuriositi l’uno dall’altro. Così, dato che Chloe insistette per farci diventare amici, uscimmo quasi tutti i giorni per portare i cani a fare lunghe passeggiate. Tempo un mese e ci mettemmo insieme.

Eccolo. E’ appena arrivato. Mi ha appena baciato la fronte. Chloe ormai quando ci vede mostra un sorriso smagliante. Si è risposata, comunque. Ho trovato anch’io qualcuno per lei. Dovevo sdebitarmi in qualche modo.

Sono veramente debole. Questi antidolorifici mi fanno pensare un po’ troppo, immaginare all’eccesso, ricordare sino allo sfinimento. Ma pensavo di morire. Quindi cosa pretendo? Ma è meraviglioso che vi siate interessati a me. E vi ringrazio per avermi ascoltato. Spero però non ci sia una prossima volta. Non così vicina perlomeno. Se devo rivedere tutto ciò che è accaduto durante la mia vita voglio passino almeno altrie ventanni. E poi diciamoci la verità, ho bisogno di un altro po’ di tempo per raccontarvi le mie prossime disavventure.

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