dicembre 26, 2010

Corsa sfrenata. Ritmo cardiaco impazzito. L’ansia rimane, i dubbi restano. Neanche un po’ di libertà. Cercava il senso di tutto questo. Invisibile. Rimasta ferma sul marciapiede, non era riuscita nemmeno ad attraversare la strada. Avrebbe voluto mandare in avanti l’orologio, per essere padrona del tempo una volta tanto. In quelle circostanze, in quel periodo dell’anno, tirava le somme della vita sino a quel momento trascorsa. In quel momento non correvano nemmeno le auto, dunque era circondata dal silenzio più completo. Le passavano davanti immagini e parole, ricordi. Pensava che avesse vissuto momenti peggiori, ma l’anno scorso in quello stesso momento si era sentita più serena. L’oscurità della giornata l’aveva afferrata per il braccio. L’aveva assalita, l’aveva fatta svenire. Dalle narici arrivò alla sua mente. Sul suo viso crollavano lacrime, quelle trattenute da giorni. Voleva mostrarsi sempre come quella che aveva una soluzione per ogni problema. Aveva bisogno di parlare, ma non tutti erano capaci di sorvegliarla anche quando prendeva il sopravvento la sua parte rigida e infelice. Aveva bisogno di qualcuno che prendesse l’iniziativa. Di qualcuno che le facesse una trasfusione di affetto. Si sentiva fredda, sola, martoriata dagli eventi  che le mostrava la vita. Si sentiva stanca, stufa. Non riusciva più a reggere i suoi dubbi e le sue incertezze. La maschera della serenità ormai non le stava più. Il suo viso era troppo gonfio.L’oscurità prese di nuovo il suo vecchio cammino, fuoriuscì dalla bocca e si attaccò alla prima nuvola che le passò accanto.  Era arrivato il momento di risvegliarsi. Di guardare in faccia la realtà.

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dicembre 20, 2010

La spettatrice sono io, stavolta. Gli attori sono gli altri. Generalmente sono io a vedermi passare davanti un addio. Negli anni la scena è cambiata, forse lo sono un po’ anche le persone coinvolte. Forse non vanno più d’accordo, forse i loro destini, anche se il cuore fa male, dovevano prendere diverse strade. In mezzo al tutto, ma anche in mezzo al nulla. Vedere spenti i fari, la nebbia che scandisce le strade piene di luci, la confusione tra la gente, perdere una parte di sè, vederla volar via come un aquilone. Ormai è lontano, si è avvicinato alle nuvole. Anche la luna ha deciso di nascondere il suo viso per essere loro solidale. Nessuna parte esclusa, tutti gli individui implicati. Una distrazione e una lacrima. Un flusso di parole e poi l’impatto del silenzio, che ti fa provare quella paura che credevi dimenticata. Gli errori, le opinioni, i vissuti. Le cose spesso si rompono. C’è chi sente di non avere più fiato e c’è chi riprende il proprio respiro. Posso solo guardare, non posso scomporre le parti del quadro. Posso solo pensare. Posso solo vedere la vita andare avanti, e posso solo incoraggiare tutti. Bisogna lottare, a prescindere dal ruolo che ti ritrovi a ricoprire. Bisogna reagire, e smettere di incantarsi. Bisogna aggiustare il vinile, perchè siamo stufi della stessa canzone. Bisogna provare cose nuove, rivivere e riemozionarsi. Modificare, cancellare, realizzare, ornare. Bisogna prendersi un po’ di tempo per sé stessi, e se occorre stare un po’ da soli. Occorre meditare, occorre tutta la volontà, occorre la pazienza. Quella pazienza che ti faceva sentire immerso nella quiete, che ti faceva capire cosa volevi. Sì, devono capire cosa vogliono. Ne hanno tutte le ragioni. Devono autogestirsi, sconfiggere a poco a poco il dolore più grosso, perché nella realtà una parte di esso continuerà a permanere. Dormire. Hanno bisogno di dormire. Hanno bisogno di farlo per sentirsi mentalmente occupati almeno la notte.

dicembre 1, 2010

Profilo silenzioso, ore senza rumore, solo il vento a far ondeggiare la vita che scorre veloce. Nuvole attaccate, il sole che spalanca i suoi raggi per accogliere la dolcezza di un corpo e la sua anima. Le sue ali volteggiano, accecano gli occhi chiusi in un pianto. I ricordi iniziano a farsi più vivi, anche se il distacco obbligato ci lascia sospesi tra l’attimo in cui non riusciamo ancora a dare un senso alle cose sino a quei momenti in cui ci rendiamo conto che qualcuno ci ha davvero lasciato. Ma ricordiamoci che vive ancora in noi, nelle nostre parole, nei nostri comportamenti, nel nostro modo di vivere l’amore. Non cessa mai di essere parte di quest’universo che sembra sempre statico e invece cammina accanto a noi, dall’alto in basso. Metamorfosi fisica di un involucro che è stato creato, si è evoluto e si è intensificato. Braccia esili che diventano robuste, per realizzare qualcosa di bello, di desiderato, che profuma di sogni e di un legame che non verrà mai spezzato da colei che ti ha creato, anche dopo che ti avrà già salutato.