Madness/Normality

novembre 28, 2011

Chi è pazzo in realtà è normale. Chi è normale in realtà è un po’ pazzo. 

Chi ritiene di essere normale tende ad allontanare gli altri o ad allontanarsi, a dire bugie, a dire di aver ragione anche quando invece sta consapevolmente sbagliando. In alcuni momenti si comporta in modo bizzarro, talvolta psicopatico. Non fanno altro che dire di essere calmi e invece sono sempre alla ricerca di vendetta.  

Il pazzo è sincero. Ti dà una sua opinione senza peli sulla lingua, ti avverte se stai sbagliando, vive la vita intensamente, immerso nelle sue passioni. Ama condividere delle opinioni anche quando queste sono diverse da quelle che possiede il suo interlocutore, traendone degli insegnamenti. 

Io forse sono un ibrido. Sono a tratti normale, perché mi è capitato di allontanare delle persone o di allontanarmi da esse quando queste non avevano più senso all’interno della mia vita. Ma so anche essere pazza, so anche lasciarmi andare e godere la vita per ciò che essa è. Riesco anche ad essere sincera sino infondo con pochi, con chi mi piace, con chi dimostra di riuscire a conoscermi prima di ridermi in faccia. Sono complicata, non sono perfetta, sbaglio molte volte con la consapevolezza che sto apprendendo qualcos’altro e non si tratta di veri e propri errori. O chissà, lo dirà il tempo. Ogni tanto mando a fanculo il risparmio. Un libro diventa anche un nuovo punto di vista, un cd diventa una colonna sonora per quei dati momenti di vita, un dvd diventa la descrizione di un’esperienza altrui che vediamo come nostra. Dietro vi sono dei soggetti che parlano, che scrivono, che a volte si sfogano o si esaltano. Ogni tanto mi capita pure di immedesimarmi in loro o addirittura di voler essere come loro. Ho smesso di piangere, ho ripreso a sorridere. Ho ricominciato a camminare, e non mi importa se il cielo è triste. Sto imparando a cavarmela da sola, a sbagliare, a fare anche il giusto ogni tanto, ed è questo che mi rende un pizzico felice. 

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(ascolto durante la scrittura: Laura MarlingA creature I don’t know)

Sì, viaggiare.

novembre 24, 2011

Ho vissuto un’esperienza diversa dal solito. Ho messo alla prova me stessa in maniera seria. A Luglio con gli euro conservati da Dicembre ho controllato il sito Ryanair e ho prenotato per Roma. Ma la meta vera e propria che ho raggiunto si trova a sud, più precisamente in Calabria. La mia missione era quella di arrivare a Paola in treno per poi raggiungere una delle mie più care amiche a Cosenza. Dopo quattro anni di sms, email, chattate su msn siamo finalmente riuscite a parlarci, confidarci di persona. Ci siamo ritrovate così come ci immaginavamo. E chi dice che le amicizie su internet fanno schifo o tendono a terminare questo può dimostrare proprio il contrario. Credo che vederci sia stata la cosa più bella di quest’anno che ormai sta per concludersi, insieme al vivere questa esperienza di viaggio da sola (e anche ad un altro concerto di Cesare che attendevo da anni). Credo di aver maturato delle consapevolezze in più sul chi sono e cosa voglio. Mi è piaciuto molto il fatto di aver scambiato quattro chiacchiere anche con persone mai viste che come me si ritrovavano in quel volo di andata. Ricordo bene di una coppia di signori di mezza età che nel momento di imbarazzo e imbranataggine mi hanno guidata nei controlli dei bagagli. Riscopri sia la gentilezza che il lato bizzarro del genere umano. C’è stato anche un ragazzo con cui ho viaggiato che mi ha rasserenata con qualche chiacchiera durante quei strani 40 minuti di esperienza nuova per aria e il ritorno con un’amica ha completato la bella esperienza. Una volta tornata a casa mi sono chiesta se avessi davvero vissuto quest’esperienza o se fosse uno dei soliti sogni che faccio. Viaggiare in aereo mi piace, ti fa provare quella sensazione di spostarti altrove rispetto a dove stai di solito, e di staccare la spina per un po’.

Ricorderò i miei venticinque anni sopratutto per questa esperienza. E’ stato soddisfacente organizzare e fare un viaggio da sola, mi ha fatto capire che devo essere meno autolesionista e più consapevole che ho delle capacità che prima non avrei mai immaginato di avere. E ho capito che voglio migliorare ancora di più il mio inglese dopo aver ascoltato per metà viaggio di ritorno in treno degli americani con altri turisti parlare. A causa della mia timidezza non sono riuscita a dialogare, ma è stato bellissimo sentire le spiegazioni delle loro usanze, di cui prima mi ero sempre chiesta mille perchè.

Spero sia stato il primo di altri innumerevoli viaggi. Ho quel qualcosa in più che prima non avevo e che volevo tanto possedere. E una volta che si vive questa esperienza la prima volta, si vogliono fare ancora più esperienze di questo tipo per far crescere ancora di più lo spirito e conoscere il mondo in tutte le sue sfaccettature. Quando lo stare altrove ti riporta poi alla realtà una volta tornati in patria è una perturbazione interiore. Ma la cosa più bella è pensare che presto potrai rifarlo, magari con le persone che hai incontrato e con quelle che fanno parte della tua vita da sempre o quasi. Image