gennaio 31, 2011

Non è mai facile capire se tutti siano in grado di accettarci per le persone che siamo diventati. Capire se riescono ad accettare il peso del nostro passato e del nostro presente. E’ difficile comprendere se esistano persone che davvero sono in grado di amarti e di aspettarti quando hai bisogno di tempo per riflettere, abituarti. Non è facile nemmeno affrontare certi discorsi. A volte indirettamente si gioca con i sentimenti degli altri. Quelle piccole scosse che ci rendono agitati per giorni. Una strana confusione, affogata da pensieri totalmente annebbiati. Più passa il tempo, più hai paura che la solitudine possa essere il tuo animale domestico. La convivenza con degli attimi passati che ti fanno capire chi eri, e chi sei. La voglia di rimanere se stessi, e di non cambiare per gli altri. Perchè l’amore è fatto di accettazione, non di sopportazione. E’ fatto di cambiamenti, è fatto da quelle persone che sono in grado di farti ricominciare da capo, senza mai voltarti le spalle. E’ fatto da anime pazienti, dotate di tranquillità e pace. E’ fatto di tante piccole caratteristiche in carne ed ossa, con all’interno un pensiero dalla forma ben definita. E’ astratto, è enorme, talvolta spontaneo. E’ difficile, è caro, e implica numerosi ostacoli. Sta a noi gareggiare per capire come amarci.

“Tu lo sai, siamo piume nel vento…Ti prende e non torni più.”

 


 

The Lovely Bones

gennaio 16, 2011

“Questi erano gli amabili resti, cresciuti intorno alla mia assenza. I legami, a volte esili, a volte stretti a caro prezzo, ma spesso meravigliosi. Nati dopo che me n’ero andata, e cominciai a vedere le cose in un modo che mi lasciava concepire il mondo senza di me…”

 


gennaio 5, 2011

Si ritrovava sempre ad osservare quella pila di libri comprati, e che ancora non aveva potuto leggere. Per mancanza di tempo, per mancanza di “ispirazione”, per mancanza di stimoli. Si ritrovava a pensare al perchè avesse questa mania. Arrivò pure una risposta nella sua mente, sentita come una voce in lontananza. “Perchè hai bisogno di sapere che ci sono persone come te, hai bisogno di sapere che ci sono altre storie in cui puoi rifugiarti, e in cui puoi sentirti al sicuro.” Era una mania che a volte non poteva adempiere, per mancanza di denaro. Aveva bisogno di scrivere, ma spesso la sua voglia irrefrenabile veniva ricompensata da un vuoto. Eppure aveva bisogno di farlo. Per potersi sentire libera, per poter pensare ad altro. Ultimamente la sua mente era affollata di pensieri di diverso tipo. Era preoccupata, un po’ tesa, e di tanto in tanto era come se si sentisse stanca, stufa. Non sapeva nemmeno bene come cambiare questa fase che stava vivendo. Eppure voleva farlo davvero. Non sapeva come aprire la mente, come lasciarsi andare. Non ci riusciva, anche se ci provava continuamente, senza mai stancarsi. Provare a distrarsi non è così facile. Dopo un po’ quei pensieri riappaiono e si soffermano ogni giorno di più e non ti lasciano andare così facilmente. Si inseriscono nel tuo spirito, lo lavorano, ti lasciano uno strano sapore amaro sul palato, ti fanno uscire una sostanza liquida dagli occhi, ti fanno tossire, e infine vanno via. Il loro lavoro inizia e finisce, ma non c’è un tempo determinato. Può avvenire per ore, oppure può avvenire una volta alla settimana, una volta al giorno o una volta al mese. Se ne stava lì, di fronte al suo quaderno, e provava a descrivere tutto ciò che le accadeva, tutto ciò che provava. Ma non sempre ciò la saziava. Aveva bisogno di quella cosa in più che fosse in grado di allegerirla dal peso di un periodo andato storto. E non erano le solite motivazioni a farla sentire così. Stava nascendo in lei forse una nuova consapevolezza. Stava aspettando la soluzione, quella perturbazione mentale ed emotiva che la lasciasse andar via. Che la facesse ritornare ad un punto iniziale, da cui ricominciare.

“So, picking up the pieces, now where to begin? The hardest part of ending is starting again! All I wanna do is trade this life for something new. Holding on to what I haven’t got.”

http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/01/04/news/perch_scrivo-10833269/

“Ecco perché scrivo”
Gli autori raccontano

Shalom Auslander
Per evitare di uccidere me e/o gli altri. Per ora sta funzionando. Per ora.

Andrea Camilleri
Scrivo perché è sempre meglio che scaricare casse al mercato centrale.
Scrivo perché non so fare altro.
Scrivo perché dopo posso dedicare i libri ai miei nipoti.
Scrivo perché così mi ricordo di tutte le persone che ho amato.
Scrivo perché mi piace raccontarmi storie.
Scrivo perché mi piace raccontare storie.
Scrivo perché alla fine posso prendermi la mia birra.
Scrivo per restituire qualcosa di tutto quello che ho letto.

Umberto Eco
Perché mi piace.

Nathan Englander
Scrivo per fare un po’ d’ordine nel caos.

Ken Follett
Quando mi sveglio la mattina la prima cosa che penso è di scrivere la prossima scena del mio libro. È quello che mi diverte di più. È fantastico dedicarsi a qualcosa che uno sa di fare bene. Mi diverto scrivendo, ma “divertirsi” è una parola che non dà del tutto l’idea. L’atto di scrivere mi appassiona. Coinvolge tutto il mio intelletto, le mie emozioni e comprende tutto quello che so del mondo e di come funziona l’essere umano. Tutto fa parte della sfida per accattivare i miei lettori. Il mio lavoro mi assorbe totalmente.

Mark Haddon
Fiction, poesia, teatro, pittura, disegno, fotografia… in realtà non importa.
Un giorno che non riesco a fare qualcosa, per piccola che sia, mi sembra un giorno sprecato.
Una settimana senza creare nessun tipo di arte mi risulta assolutamente dolorosa.
A volte può sembrare una benedizione essere così, sapere con tanta certezza quello che voglio fare.
Ma spesso è una sofferenza perché sapere ciò che vuoi non è lo stesso che sapere come fare.
Potrei essermi dedicato a qualsiasi altra cosa, salvo che non mi sento in condizione.
Odio che mi dicano quello che devo fare e quando devo farlo, anche se mi diverto in compagnia, ho bisogno di trascorrere diverse ore al giorno da solo, a pensare soltanto.
Per questo non sono mai riuscito a conservare un lavoro “vero” per più di sei settimane.
Perché scrivo? L’unica risposta è perché non posso fare altro.

Adam Haslett
Scrivo per viaggiare nelle vite degli altri.

Javier Marías
Come ho già detto in molte occasioni, scrivo per non avere un capo e non vedermi obbligato ad alzarmi presto.
Ma anche perché non ci sono molte altre cose che sappia fare e lo preferisco e mi diverte più che tradurre o insegnare, cose che, all’apparenza, sì so fare. O sapevo fare, sono occupazioni del passato.
Scrivo anche per non dovere quasi niente a quasi nessuno e per non dover salutare chi non voglio salutare.
Perché credo di pensare meglio davanti alla macchina da scrivere che in qualsiasi altro luogo o situazione.
Scrivo romanzi perché la fiction ha la facoltà di insegnarci ciò che non conosciamo e ciò che non è dato, come dice un personaggio del romanzo che ho appena concluso. E perché l’immaginario aiuta molto a comprendere quello che ci accade, che si è soliti chiamare “realtà”.
Quello che non faccio è scrivere per esigenza. Potrei trascorrere anni tranquillo senza scrivere una riga. Ma in qualcosa bisogna occupare il tempo ed è necessario guadagnare qualche soldo. Scrivo anche per questo.

Colum McCann
Scrivo perché il mondo non è ancora compiuto e le storie non sono state raccontate tutte: l’abilità di scrivere è nell’immaginare che i fatti continuano ad accadere e che esistono ancora infinite storie.

Patrick McGrath
Scrivo per dare forma alle creazioni della mia immaginazione che altrimenti morirebbero nel silenzio e nel buio.

Stefan Merrill Block
Scrivo perché la scrittura è l’unico posto dove sento di avere un senso.

Amélie Nothomb
Mi chiedono perché ho scelto di scrivere. Io non l’ho scelto. È la stessa cosa che innamorarsi. Si sa che non è una buona idea e uno non sa come ci è arrivato, ma quanto meno deve provarci. Gli si dedica tutta l’energia, tutti i pensieri, tutto il tempo. Scrivere è un atto e, come l’amore, è qualcosa che si fa. Non se ne conoscono le istruzioni per l’uso così si inventa perché necessariamente devi trovare un mezzo per farlo, un mezzo per riuscirci.

Valeria Parrella
È la mia sacca di libertà. È l’unico momento in cui mi sento veramente libera. Quando scrivo non mi faccio nessun tipo di scrupolo: non penso mai se posso o non posso dire una cosa che voglio dire. Ed è l’unico caso in cui mi comporto così. Questo motivo è pre pubblicazione quindi credo sia quello di fondo. Poi possiamo parlarne per mesi.

Wole Soyinka
Vari anni fa, mi trovai a dover rispondere alla stessa domanda per il giornale francese Libération. In quell’occasione, dissi: “Credo che sia per quell’essere masochista che porto dentro di me”. Da allora, non ho avuto alcun motivo di cambiare risposta.

Antonio Tabucchi
Preferirei formulare la domanda così: perché si scrive? Tempo fa, quando ero giovane ascoltai Samuel Beckett rispondere: “Non mi rimane altro”. Le risposte possibili sono tutte valide, ma con un punto interrogativo. Scriviamo perché temiamo la morte? Perché abbiamo paura di vivere? Perché abbiamo nostalgia dell’infanzia? Perché il passato è fuggito in fretta o perché vogliamo fermarlo? Scriviamo perché a causa della vecchiaia sentiamo nostalgia, rammarico? Perché vorremmo aver fatto una cosa e non l’abbiamo fatta o perché non dovremmo aver fatto qualcosa che abbiamo fatto e non avremmo dovuto? Perché stiamo qui e vogliamo stare lì e se stessimo lì non sarebbe stato meglio per noi restare qui? Come diceva Baudelaire: la vita è un ospedale dove ogni malato vuole cambiare letto. Uno crede che potrebbe guarire più in fretta se si trovasse accanto alla finestra e un altro pensa che starebbe meglio vicino al riscaldamento.

Adam Thirlwell
Scrivo perché non c’è piacere paragonabile a quello di inventare lettori immaginari.

Mario Vargas Llosa
Scrivo perché imparai a leggere da bambino e la lettura mi procurò tanto piacere, mi fece vivere esperienze tanto entusiasmanti, trasformò la mia vita in una maniera così meravigliosa che credo che la mia vocazione letteraria fu una sorta di traspirazione, di derivazione da quella enorme felicità che mi dava la lettura.
In un certo modo, la scrittura è stata come il rovescio o il completamento indispensabile della lettura, che per me continua a essere la massima esperienza di arricchimento, quella che più mi aiuta ad affrontare qualsiasi tipo di avversità o fallimento. D’altra parte, scrivere, che all’inizio è un’attività che si mischia alla tua vita con le altre, con la pratica diventa il tuo modo di vivere, l’attività centrale, quella che organizza del tutto la tua vita.
La famosa frase di Flaubert che sempre cito: “Scrivere è un modo di vivere”. Nel mio caso è stato esattamente così. È diventato il centro di tutto ciò che faccio al punto che non concepirei una vita senza la scrittura e, ovviamente, senza il suo complemento indispensabile, la lettura.

 

 

 

(Don't) Believe

gennaio 3, 2011

Credere di rialzarsi, quando invece si sta per cadere di nuovo. Credere di sentire un po’ di vento che tira, quando invece abbiamo il fuoco intorno. Credere di essere circondati da tante persone, e poi sentirsi soli. Credere di aver quasi raggiunto una meta, ma c’è ancora tanto su cui lavorare. Credere di dare un senso a molte cose, che invece in seguito vanno a perdersi. Credere negli altri, quando alla fine si può contare soprattutto su sé stessi. Credere di aver lasciato quel dolore alle spalle, e poi vederlo ritornare. Credere di essere nel giusto, e poi sentirsi sbagliati. Credere di avere l’ispirazione, per poi fissare la pagina bianca su cui si voleva scrivere. Forse è meglio partire negativi. Forse ogni tanto è meglio non credere. Forse.