Betty: I’ve had to say good-bye more times than I may have like, but everyone can say that. And no matter how many times we have to do it – even if it’s for the greater good, it still stings. And although we will never forget what we’ve given up, we owe it to ourselves to keep moving forward. What we can’t do is live our lives afraid of the next good-bye because chances are they are not going to stop. The trick is to recognize when a good-bye can be a good thing – when it’s a chance to start again. 

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gennaio 15, 2010

Seduta su uno scoglio, ritraevo il paesaggio davanti a me. Le onde giacevano sul bagnasciuga, si distendevano e tornavano indietro indecise. Il sole accarezzava la sabbia, rendendola più chiara e ai miei occhi più fine. C’era solo qualche fotografo, che come me aveva voglia di godersi il mare in una stagione fredda. Il mare desolato, senza bagnanti. Il mare delle riflessioni, della malinconia. Ma anche dei sogni.

Ci misi tutta la mattina, per poi accorgermi la sera che avevo scordato di disegnare qualche particolare. Sarei tornata in quel posto il giorno dopo, per completare le parti mancanti. Mi soffermavo sempre nei dettagli, avevo la fissazione di voler lasciare impresso nella mia mente quel momento.
La notte sognai di trovarmi vicino alla riva, camminando a pieni nudi, con un vestito bianco. La pelle segnata dai brividi, gli occhi lucidi e un libro in mano. Mi sedetti, e sfogliai qualche pagina. Avevo scritto un resoconto dei miei sbagli da un lato e le mie speranze dall’altro. Però poco dopo strappai quella pagina per poi buttarla da una parte. La prese un ragazzo che passava lì vicino. Era volata via col vento. Mi chiese perchè mi autodemolivo. Riteneva che il solo accettare i miei difetti fosse frutto della riflessione di una vita, che avevo capito il senso delle cose. Che la ruota non gira sempre a nostro favore. Che non esistono anni belli e anni brutti. Esiste la vita, esistono le persone che contano, quelle che restano, così come quelle che vanno via. Chi perchè ha una malattia e non ha più le forze fisiche per restare vivo, chi perchè noi in un certo senso lo abbiamo costretto vista l’incompatibilità caratteriale, di ideali e di sfide.
Il ragazzo mi salutò, si spostò verso la pedana per scrutare l’orizzonte. Aveva una barca a vela. Era il suo diversivo quotidiano. Quello che gli permetteva di fermare il tempo, di pensare a ciò che vorrebbe fare anche se vivendo si è colmi di dubbi. La stessa cosa facevo io con i ritratti.
Appena mi svegliai capì che non avevo scordato di disegnare i particolari e che forse avrei potuto creare un altro disegno, perchè da un giorno all’altro anche il paesaggio che poteva sembrare statico è cambiato.

<<Ci sono momenti come questo in cui riesco a sentirmi felice. Voglio che rimanga tutto così per sempre. Anche se so che per sempre non esiste.>> [Lorenzo – Saturno Contro]