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marzo 28, 2011

C’è una luce che non va più via. c’è un colore limpido che forma una macchia d’inchiostro, quella rimasta quando ho deciso che non ero più a posto. Mi accorsi con un semplice battito di ciglia che le cose non andavano a meraviglia.Sentì i miei piedi formicolare e le mie mani nascondere il mio volto che pieno di lacrime e stanco aveva bisogno di riposo. Nascosta al buio, cercavo domande e risposte, ma dove dovevo guardare ora? Quale percorso dovevo prendere? Quali segnali dovevo cogliere dal mondo circostante? Come dovevo reagire? Reagire è sempre la missione più grande, lo scoglio più grande da superare. Amare mi viene naturale, tacere mi viene difficile, così come respirare. Dove dovrò guardare? C’è ancora un posto per me? In treno è sempre tutto occupato, non trovo mai un posto libero. Vorrei trovarlo sotto gli occhi di qualcuno. Ma essere visibile non è la cosa che mi riesce meglio. Mi riesce soltanto scrivere. Ora non posso fare altro.

In mezzo al cielo troverò uno spazio, nel sorriso della luna vedrò un’ancora di salvezza. Nel mio corpo che trema vedrò una risposta al mio stato d’animo.

Dimmi chi sono, te ne sarò grato.

marzo 27, 2011

Meredith: It’s every doctor’s dilemma. Do you play it safe and follow protocol? Or take a risk and invent a new one? There can be reward in risk. There can also be fallout. Still you need to book the system every once in a while. Bet big. And when you get the results you want, there’s no better feeling in the world, but when you don’t…

This is how we do it – Grey’s Anatomy


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marzo 26, 2011

Sentivo una scossa pervadere il mio corpo. Ho passato la notte tra i brividi di freddo e quelli provocati dallo stato d’ansia che ultimamente ha deciso di fare un pigiama party con la sottoscritta. Mi sto perdendo o sto ritrovando me stessa? Faccio finta di essere serena, ma quell’occhio che trema da ormai una settimana è il difetto principale della mia maschera. Una maschera fatta di una qualsiasi carne e sorretto da ossa che ogni tanto mi lasciano cadere. Avrei preferito prendere la prossima nave, quando il mare si fosse fatto più calmo e le mie idee più chiare. Ma il mio sistema nervoso sta cedendo, ha bisogno di staccare. Ha bisogno di conoscere la verità. Anche a costo di affogare. Mi piace mettere alla prova me stessa e gli altri, per vedere se ciò che vedono corrisponde a ciò che vedo io, per capire se si soffre insieme, si sorride insieme, ci si cerca a vicenda. Sento il cielo coprirsi anche se il sole è più presente del solito. Sento le nuvole nere accarezzarmi la gola, soffocarmi. Sento che i segnali spediti siano ritornati al mittente, e devo andare a ritirarli dalla casella postale “cose da dire e cose per cui tacere” e farli recapitare personalmente. E’ il momento di partire. Auguratemi buon viaggio, perché non so come ritornerò.

<<Lights will guide you home

and ignite your bones…>>


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marzo 23, 2011

Avevo da sempre sognato di indossare quel vestito bianco. Ero riuscita a cucirlo, mi ci era voluto un po’, ma dopo tanta fatica ero riuscita a trovare il modello adatto. Un vestito bianco,lungo, che poggiava le sue redini sul pavimento. Appena lo misurai presi a correre veloce… il bianco candito accarezzava le mie caviglie, e l’eco delle mie risa dilagava nella città, che in pieno mattino si faceva addolcire dal sole primaverile. Libera nei movimenti, arrivai in spiaggia. Non c’era ancora nessuno, dunque mi sedetti ad aspettare. Le musicali onde del mare affascinavano il mio udito e lo ricompensavano con un po’ di relax, sino a quando non mi accorsi che da quelle parti c’era qualcuno che cantava. Una voce armoniosa, pulita, che ripeteva:

Se non è vero che hai paura, non è vero che ti senti solo. Non è vero che fa freddo, allora perché tremi in questo agosto?

Non era passato tanto tempo da quando l’avevo dedicata a qualcuno. Eppure c’era questa nuova consapevolezza di volerla imbastire su qualcun altro. Sentivo il mare infrangersi sui miei piedi, mentre osservavo quel ragazzo pensieroso inneggiare i Perturbazione.

Ci sentivamo abbandonati in questo mondo, ci sentivamo persi allo stesso modo. Ci sentivamo soli, ci sentivamo sinceri allo stesso modo. Ci guardavamo, ci osservavamo allo stesso modo. Eravamo l’uno lo specchio dell’altra. Ormai era impossibile negarlo.

marzo 20, 2011

Osservava le sue mani muoversi, contorcersi, andare veloce mentre trascinavano una biro da una parte all’altra del foglio. Lo osservava concentrarsi nella stesura di una lettera. Non capiva se fosse una lettera d’amore o d’amicizia, di lavoro. Sapeva solo che provava piacere nel vederlo scrivere. Anche lei scriveva, presumibilmente qualcosa per lui. Lui però ne era ignaro. Lei faceva finta di niente. Come se fosse un fantasma, una balia, che cercava nella musica un’ancora di conforto. Le cuffie inondavano le sue orecchie di bassi. Un pianoforte che la graziava, la spingeva a muovere i piedi a ritmo. Prestava attenzione all’esecuzione della canzone che un tempo aveva scritto per lui, quando, come ora, non riusciva a capire perchè si bloccava, perchè cercava di nascondersi. Cercava di cancellare tutte le immagini che conservava di lui, ma ogni volta che si rincontravano tutto ricominciava da capo. E gli schedari delle esperienze passate ritornavano ciascuno al proprio posto. Non si dava pace ormai da tempo, era difficile assumere una posizione, prendere qualche tipo di decisione. Rischiava di essere la narratrice di una nuova storia che poteva iniziare da un momento all’altro. Trovava difficile parlare, dimostrare. Per questo continuò a scrivere, perchè era l’unica cosa che le riusciva bene, che le veniva naturale. Scrivere era il suo mestiere, era il suo vivere quotidiano e sociale. Un dialogo con i mostri e con le fatine che da tempo abitavano in un paese chiamato “Confusione”, situato nel bel mezzo del sistema nervoso centrale. Quando i mostri le apparivano andava a nascondersi nell’inconscio. Non era facile trovare la Pace, anzi credeva fosse una storia inventata dai suoi genitori quando era piccola. Eppure contava su di lei. Continuava ad aspettarla, e lo fa tuttora.
<<Certe cose che senti nell’aria non le devi nascondere, le conosci a memoria ma non puoi condividerle, se il tuo viaggio in un posto lontano, più libero…
Oltre i muri che vedi andando avanti fra i discorsi invidiosi e arroganti, le cose che senti nel cuore non rinnegarle mai, sono fragili ma possiamo difenderle se voleranno in alto i nostri pensieri, più limpidi.
Aiutami a ritrovare l’interesse per le piccole cose che sono alla base di tutte le promesse del futuro che cresce, perché sono le sfumature a dare vita ai colori e a farci tornare in mente le cose più pure dei giorni migliori.
Non ci sono percorsi più brevi da cercare, c’è la strada in cui credi e il coraggio di andarese voleranno in alto i nostri pensieri, più limpidi.
Aiutami a ritrovare l’interesse per le piccole cose che sono alla base di tutte le promesse del futuro che cresce, perché sono le sfumature a dare vita ai colori e a farci tornare in mente le cose più pure dei giorni migliori.Dei giorni migliori…dei giorni migliori…dei giorni migliori…>>

marzo 12, 2011

Se ci fosse un mondo in cui poter passare la notte, senza che nessuno ci tolga dal nostro volto il sorriso, saremmo più liberi. Spesso ci ritroviamo ancorati nella vita degli altri, incatenati ai loro pensieri, e ignoriamo i nostri, li nascondiamo, e facciamo finta per un po’ di tempo che non esistano. Sappiamo di non essere perfetti, sappiamo che sbagliare è nella nostra natura. Ma spesso non ci rendiamo conto che se riflettessimo di più riguardo tutte le volte che potremmo averlo fatto, saremo più consapevoli che, senza volerlo, feriamo gli altri. Non è mai facile intrattenere anche solo una semplice conversazione con un altro individuo. Devi stare attento a come si pone, a tutti quei dettagli che lo rendono vulnerabile o forte, semplice o complesso. Bisogna ricorrere a degli stratagemmi per poterci relazionare agli altri. E’ difficile ma non impossibile. Sentiamo dentro di noi delle scosse elettriche. Arrivano sino al cervello, ininterrotte, e ci consegniano un po’ di pazzia, quella che preferiremmo tirar fuori quando ci sentiamo noi stessi. E’ strano, tutto troppo strano. Nella nostra mente vagano tutti i tipi di pensieri, fantasie e paure. Queste cose necessitano di essere liberate, di rimanere annodate nel bel mezzo di particolari momenti della vita, senza pretese. Il loro compito è farci provare qualcosa, non importa se conosciamo o meno questa sensazione. Dobbiamo assaporarla e fare di lei una parte della nostra coscienza. Dobbiamo esplorare noi stessi, riconoscere il significato di ogni azione che compiamo.

Dobbiamo prestare attenzione. Dobbiamo essere cauti, o potremmo ferire gli altri.

<<Sometimes everything is wrong. Now it’s time to sing along
When your day is night alone, (hold on, hold on)
If you feel like letting go, (hold on)
When you think you’ve had too much of this life, well hang on

[…]

Well, everybody hurts sometimes,
Everybody cries. And everybody hurts sometimes.>>