Through the dawn

agosto 28, 2010

Quella notte decise di sdraiarsi sulla spiaggia, avvolto da un asciugamano.
Non aveva ragione di stare dentro casa, perché tutto nella sua stanza assumeva la forma di un frammento che ormai era stato depositato nella cassetta degli attrezzi già usati.
Un volto di cui si potevano solo scorgere gli occhi illuminati dalla fioca luce della luna. L’altra metà del viso era nascosta dall’ombra di una nuvola.
Aveva avuto tanto su cui riflettere. Ne aveva sentito la mancanza, come se da tempo non riuscisse a far altro che fermare il ritmo attraverso cui il suo cervello elaborava le informazioni del suo cuore.
Un soffio di vento aveva scompigliato i suoi piedi, su cui si poggiarono delle piccole conchiglie. Le raccolse e ne fece una collana. L’avrebbe destinata al primo passante che come lui riservava quella spiaggia alla solitudine della notte, contro il sovraffollamento della mattina, troppo spensierata per poter produrre un gioco concreto di parole.
Senza che se ne accorgesse era riuscito a prendere un po’ di sonno, e la mattina fu risvegliato dal rumore di passi che prendevano la corsa, e che sbadatamente la fecero inciampare proprio di fronte a lui. Dopo un piccolo spavento, una sorpresa. Degli occhi chiari e vispi parlarono con i suoi, senza emettere alcun suono. Senza esitare e con un po’ di imbarazzo le diede quella collana. Si sedette affianco a lui e in silenzio osservarono l’arrivo dell’alba, di quel sole che aspettava sempre l’arrivo di un particolare evento per poter salutare il mondo.

Waiting for the rainbow.

agosto 28, 2010

C’era un raggio che tracciava il passaggio di un bambino che correva per le strade, trascinando con se un aquilone giallo e verde che gli aveva regalato suo padre. Quel padre che ora lo aiutava nelle situazioni più importanti della sua crescita, che lui tanto stimava e appoggiava, anche quando si rinchiudeva in camera sua da solo, a piangere, credendo che nessuno lo vedesse.
La fragilità di un adulto messa a nudo dall’affetto per un figlio ancora innocente, per mostrargli un po’ cos’è in grado di scatenare la corruzione che circola nel mondo. Quello che il bambino sapeva era che ciò che più poteva rendere felice il suo papà era un sorriso sincero. Nessuna parola poteva sopperire la mancanza che lui provava per sua madre, andata via troppo giovane, senza avere la possibilità di poterlo vedere correre in quel lucente prato verde, colmo di girasoli, i suoi fiori preferiti, come quelli di suo figlio.
Il bambino correva a perdifiato, mentre il padre stava fermo, seduto con le gambe incrociate, sotto l’albero in cui un tempo aveva inciso le iniziali, le sue e della sua lei, aggiungendo ora quelle di suo figlio. Il ricordo di un’anima che non sembrava essere andata via nella sua interezza. L’odore del suo golfino, attraverso cui lui si avvolgeva, ogni anno in quel particolare giorno. Trattenendo le lacrime e con un accenno di riso. Sapeva di lei e dei suoi infiniti discorsi, delle cose che voleva fare quando il bambino sarebbe stato un po’ più grande, cosa avrebbero fatto una volta sposati. Le terre che voleva conquistare con la sua forte personalità, con i suoi occhi scuri in cui si rispecchiava il cielo.
Ad un certo punto una tenera pioggia li ammirò per il loro modo di raccontarsi. Era così fine che sembrava quasi far loro un po’ di solletico. Un’unica espressione unì il coraggio del padre e la forza del figlio, che decisero di rimanere sotto la pioggia in attesa di un candido arcobaleno.


Secrets

agosto 27, 2010


Ci sono cose che non puoi solamente dire,

ci sono cose che non puoi soltanto dimostrare,
ci sono cose di cui nessuno si accorge
ma che sono nel tuo profondo
e sono difficili da schiodare.
Ognuno ha un segreto che preferisce non rivelare.
Ognuno ha un suo grido, di gioia o tristezza che sia,
che preferisce far implodere.
Ognuno ha le sue emozioni,
E di tanto in tanto tornano anche quelle vecchie
A farti rivivere sensazioni che speravi di aver dimenticato
E ormai lasciato alle spalle,
Chiuse a chiave in un cassetto buttato via in mezzo ai rami di un albero.
E in certe situazioni il tuo volto si intinge con una maschera
Cercando di schiodare anche il minimo sospetto.
A volte cerchi di sembrare ancora quello di prima,
Altre volte cerchi di essere quello nuovo,
Ma continua a riemergere il tuo vecchio io…
Quello un po’ spento
Quello per cui hai lottato
Quello che hai permesso di accendere
Per farlo brillare in mezzo agli altri fuochi
Per renderti una luce viva in mezzo al buio pesto
Anche quando tutto là fuori sembra crollare.  

 

“Tell me what you want to hear
Something that were like those years
Sick of all the insincere
So I’m gonna give all my secrets away
This time, don’t need another perfect line
Don’t care if critics never jump in line
I’m gonna give all my secrets away.”



..

agosto 24, 2010

Era sempre stata cortese con tutti. Amava sorridere agli altri, anche quando ciò che le appariva dinnanzi era di un tono diverso dal suo. Si affacciava in altre vite, senza troppe pretese. Giocava ad osservare, ascoltare e a farsi una propria idea degli altri, senza che nessun particolare interferisse in questo suo compito quotidiano. 
Amava la vita, così come i suoi abitanti, e allo stesso tempo odiava la Pesantezza e il colore che esso portava. 
Una pesantezza che si trascinava sino a lande oscure, cercando di addestrare le menti facilmente plasmabili. 
Sembrava tanto un personaggio di un libro, colui che con la propria forza, il proprio modo di persuadere gli altri, tenta di avere quanti più soldati possibile. 
Non era poi così forte però, ne tantomeno imprevedibile come credeva. 
C’erano anime più forti di lei, che da tempo lottavano contro esseri simili. C’era tanta esperienza, tante ferite in battaglia, tante lacrime, tante morti. 
Un mare di colori ondeggiava e trascinava con sé le anime perse che dopo il grigio, si accovacciavano nelle nuvole più chiare, dei grossi ammassi di piume bianche e incandescenti che si muovevano come in una danza. 
A lungo andare si rese conto che non c’era rimedio contro la Pesantezza, appartenuta all’ignoranza e all’incoscienza. Non c’era una soluzione contro la Pesantezza di certi aspetti dell’intelletto umano, che si spinge molto spesso verso l’intolleranza, e all’eliminazione di coloro che non erano così forti da reggere il confronto con delle idee proprie. Fluttuavano veloci come schegge, quei piccoli uomini, che decisero di stare accanto a lei, alla Libertà. 
Libertà di essere qualcuno, a prescindere dalla propria faccia, dal proprio colore, dai propri gusti. 
Libertà di dire sempre chi si è, anche quando meno c’è la possibilità per farlo. 
Libertà di evitare l’ignoranza, di annerire coloro che nella nostra vita sono destinate soltanto ad essere un vano ed (in)utile ricordo.

 

“Jai guru deva om
Nothing’s gonna change my world. Nothing’s gonna change my world”


“IGNORANCE IS YOUR NEW BEST FRIEND.”

..

agosto 22, 2010

Parco deserto. I colori del cielo si stavano scaldando di giallo, di rosa e di viola mentre il sole bruciava ancora, soltanto per coloro che avevano un corpo troppo freddo rispetto alla loro temperatura mentale.

Gli alberi avevano il compito di respirare tutti i pensieri delle persone, anche di quelle che di solito si prestavano più ad agire che a ragionare.

C’era chi passava le notti con i propri amici, su quelle panchine, a sentire ancora il sapore di un’estate vicina al proprio termine. C’era chi ascoltava canzoni, che raccontavano la giornata che stava vivendo, quei piccoli attimi in compagnia dei fiori che stavano per andare a dormire. Discorsi prolungati di qualcuno che giocava a mettersi alle spalle quella città di delusioni la cui nascita è stata raccontata attraverso un intero album di figurine di persone ancora presenti e di persone andate via da quelle cicatrici che la vita ti provoca.

Luna che si aggrappa alla pianura e piano piano si mostra sorridente di fronte a chi ancora riesce a guardarla coraggioso negli occhi, luna che abbaglia e che vuole essere presa tra le mani anche solo per una fotografia.

Luci soffuse, un angolo nuovo in cui svoltare. Non più quello dell’anno precedente. Nuovi ricordi da costruire, nuove avventure da raccontare, un animale da cullare, da ammirare, per la sua dose di fedeltà. E non importa se dietro la tua porta ci sono i tuoi nemici. Niente può fermare l’adrenalina che piano piano ti assale e ti spinge a lavorare per diventare quello che desideri essere da sempre.

Libero di avere delle mura in cui poterti cullare, anche quando tutto sembra andar male. Libero di dimenticare, anche quando dalle lacrime il pavimento sembra ondeggiare. Libero di desiderare, di conoscerti, anche quando ti sembri sempre la stessa persona di un tempo. Libero di andare in giardino la notte, stare solo ad osservare le stelle, e scrivere quello che ti capita, senza che nessuno disturbi la tua quiete prima di andare a dormire. E non importa se il destino ti assale, sei pronto a riceverlo, anche quando deciderà di aprire la porta senza permesso. Non importa se piove. Anche quando i tuoi piedi si lasciano imbrattare dal fango, e su un telo bianco poi lasci la scia del tuo passaggio, della creazione di un nuovo pensiero, che il mattino dopo vedrà la sua luce dopo essersi eclissato per diverse ore in un angolo nero.

 

 

..

agosto 22, 2010

Gli capitava di sorseggiare qualche drink la notte, mentre osservava l’imbrunire in quelle sere in cui decideva di stare a casa, e di godersi un po’ di silenzio per sé.

Credeva di essere solo, osservando le coppie prendersi mano nella mano, e gli capitava di fuggire quando sentiva il soffitto delle sue forze crollare. Ma c’era sempre qualche amico che lo spingeva a dare il meglio anche quando il volto veniva rigato da un insieme di sostanze liquefatte, che di solito chiamiamo lacrime.

Sentiva le sue mani tremare, e la sua mente sempre attiva, quasi avesse la continua necessità di esprimere ciò che pensava in qualsiasi momento della giornata. A volte si sentiva annoiato invece, strano, un po’ vuoto.

Si prese l’abitudine di gironzolare per casa quando capitava che i genitori uscissero con i suoi fratellini. Prendeva il suo i-pod e cominciava a cantare a squarciagola. C’era solo un piccolo passo che lo separava dall’essere libero, dall’essere disposto a rischiare. Anche quando la donna che incontrava gli sembrava impossibile. Gli serviva più coraggio, meno angoscia. Doveva allenarsi a lavorare duro e a pensare meno. Voleva acquisire la capacità di dimenticare qualsiasi sofferenza gli capitasse sotto tiro. Voleva solo la brezza leggera del vento, che lo sosteneva quando non riusciva a reggersi in piedi.

Girava il più veloce possibile con le braccia rivolte verso l’alto. “All I ever wanted, all I ever needed is here in my arms. Words are very unnecessary, they can only do harm.”

Solo un po’ di adrenalina per riempire il vuoto lasciato tempo fa, solo un po’ di musica per farsi trascinare via dai cattivi pensieri, solo un po’ d’aria, e un sorriso baciato dalla stanchezza. Solo voglia di essere anche solo per un attimo sereno, guardarsi attorno, gridare sopra uno scoglio, buttarsi sul mare e nient’ altro. Cercando il primo grado di libertà, Un sorso di pazzia, un goccio di poesia e un canto che lo portasse dritto a quel senso di appartenenza a qualcuno, che non aveva ancora veramente provato.

 

.

agosto 4, 2010

C’erano brividi ad attraversare il corpo, quando il calore se n’era andato via per qualche istante.
C’erano parole, condivise, riviste, dette e omesse.
C’erano sogni, nei loro cassetti, che a volte si spegnevano e talvolta si illuminavano.
C’era un pò di malinconia, mentre si osservava il tempo passare e le risorse consumarsi.
C’era una piccola luce, che ogni tanto emergeva dai suoi gesti. Guardava lontano sperando che qualcuno si accorgesse di quel crescente bagliore.
C’era una speranza che riservava, aspettando quel momento felice da passare insieme.
C’erano accordi, canzoni da imparare. C’erano penne colorate che tracciavano dei minuscoli pensieri in corsivo.
C’erano le stelle, da una spiaggia all’altra, in cui tutti condividevano gli stessi pensieri e gli stessi silenzi.
C’erano sorrisi malinconici,
per i tempi passati. C’erano occhi affacciati verso nuovi orizzonti da ricordare. C’era la voglia di ricreare le stesse atmosfere che ci hanno resi quelli che siamo oggi. Un pò confusi, un pò spensierati, un pò curiosi, un pò innamorati per la vita che c’era e la vita che verrà.

” I know we’ll be fine when we learn to love the ride.”