<<Quando verranno

Gli anni dei ricordi

Ci troveranno ancora uniti e forti

Sereni per quel che noi siamo stati

Per quello che saremo



E ci esercitiamo ad affinare l’equilibrio

Della reciprocità



Sei forte delle tue certezze esatte

Che si esprimono in pretese di stabilità



Riusciamo a mantenere la giusta distanza

Dal rischio quotidiano della ciclicità.

Adesso vieni vicino ti abbraccio che hai freddo alle mani.>> 

Max Gazzè – Elogio alla sublime convivenza

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aprile 15, 2010

Camminando nel buio, si accorse di essersi smarrita in uno degli edifici più grandi della città. I piedi venivano solleticati dalla freddezza del marmo, e ciò la portava ad accelerare sempre di più il passo. Portava solo un vestitino in raso bianco, lungo sino alle ginocchia. La primavera era soltanto il nome di un periodo che racchiudeva tutte le stagioni, così come l’autunno. In bilico tra un brivido e una vampata di caldo, si sciolse la lunga treccia e lasciò cadere le ciocche lisce e nere davanti, quasi a voler sentire un pò di calore in quel corpo che non riconosceva più la sensazione di una carezza. Una luce iniziava a farsi sempre più forte, e la porta buia iniziava a prendere colore. Una scritta indicava che si doveva oltrepassare solo nel caso in cui ci si sentisse perduti. Nulla era stato più certo che quel sospiro e la scia delle sue orme che, una ad una, oltrepassarono la soglia. La leggerezza inondava il vortice di un mondo sospeso di cui lei era entrata a far parte. La libertà di sognare, di farsi abbracciare dal nuovo universo che cercava di costruire, tassello dopo tassello, e dopo una distesa d’ombre fu posseduta dalla dolcezza di una mano e l’odore di un sorriso. L’assemblamento di un carattere perfetto, il gioco di parole di un uomo semplice e sicuro, la condussero alla fine di un percorso e all’inizio di un risveglio, di un desiderio ormai impiantato.
Il vuoto si lasciava catturare dalla monotonia e la donna decise di andare indietro, nel tempo e nei luoghi, attraversando le membra di quel buio profondo che l’avrebbe fatta ritornare coi piedi per terra.
E la terra di una lunga distesa di fiori giunse a farle capire che si trattava di un sogno, e che era ormai tempo di aprire gli occhi e lasciarsi andare nella realtà.