Musica

febbraio 23, 2010

Sto seduta su una panchina,

in un angolo deserto della mia città

aspetto il richiamo del vento.

Solo lui può trasportarla e solo lui le concede di oltrepassare le barriere.

Mi rannicchio di più, cercando una posizione comoda in cui assaporare il buio. Non si tratta di un vuoto. Non si tratta di solitudine. Neanche di silenzio.

La aspetto. Sino a sentire i suoi passi vellutati, che macchiano le mie orecchie, che assaggiano dei suoni che plasmano la bolla che mi raccoglie. Una melodia che copre anche i rumori più neri. Sospiri, brividi, occhi umidi. Ogni volta che la ritrovo rimpiango i giorni in cui l’ho lasciata da parte, per dare spazio ad altre cose. E mi sento in colpa per averla lasciata da sola per così tanto tempo. E’ la mia musa, una delle parti di me che si confondono in lei. Stava diventando inutile, facendomi sentire un’illusa. Credendo che potessi fare a meno di lei, quand’è lei che mi da la forza. Ha un’anima forte, che gira il mondo,percorrendo le stanze di tutte le case.

Oltrepassa i muri, ma non è un fantasma. Si trova nei fogli, ma solo in certi momenti decide di parlare per mano di altri. Su un foglio esprimo i sentimenti che provo per lei. La musica.

Gli occhi si intingono di immagini che la mia mente si occupa di descrivere agli altri. Anche se non la compongo posso disegnare ciò che lei mi ha raccontato precedentemente. Le storie di tutti, di chi sorride, di chi sta male, di chi sogna e di chi ha smesso. Di chi ha perso qualcuno, di chi invece lo sta cercando. Di chi vuole vedere accadere qualcosa di nuovo, di chi vuole cambiare. Di chi vuole crescere, di chi vuole restare bambino.
 

 

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