Naked

febbraio 20, 2012

Ogni tanto è giusto smettere di indossare i sorrisi e lasciarsi andare alle lacrime. Capitano poi quelle sere, dopo giornate difficili, che non riesci nemmeno a nascondere il dolore tramite le parole di un semplice sms, e chi sta dietro capisce che non stai bene da un po’. Cominciano a scavare dentro i tuoi pensieri composti da frasi quali “mi sento brutta”, “non ho più fiducia in me stessa”, “ho paura di rimanere sola”, “ho paura di deludere gli altri”, “mi sento oppressa” e quant’altro. Cercano di scuoterti, di farti capire che tutto dipende da te, che questa è la visione del tuo mondo. Gli altri possono vederti perfetta, ma ciò non cambia come ti vedi tu dentro. Se stai male, dipende da quello che ti inventi. Se ti senti affogare, dipende da quello che galleggia nella tua testa. Se ingrassi, dipende dallo stress che senti circolare nel tuo corpo. Hai mai pensato di fermati un momento e di lasciarti andare ad un bagno caldo che purifichi quella tristezza che sgorga dalla tua pelle? Hai mai pensato di guardarti allo specchio mentre piangi, per poter avere la possibilità di cambiar idea e di avere la voglia di rivederti “bella”?

Ci sono cose che spesso non riesci a dire a nessuno. Ci sono volte in cui nessuno se ne accorge. Ma ci sono anche momenti in cui non riesci più a fingere e togli i vestiti; cominci a camminare nuda per il bagno, senza alcun timore di essere presa in giro per il tuo corpo imperfetto, per la tua pelle piena di brufoli, per i tuoi capelli sconvolti e allora arriva quel momento in cui capisci che non hai più paura di affrontare te stessa, di abbracciarti e di consolarti.

<<Mentre il dolore sul foglio è seduto qui accanto a me
Che le parole nell’aria sono parole a metà
Ma queste sono già scritte e il tempo non passerà
Ma quando arriva la notte e resto sola con me
La testa parte e va in giro in cerca dei suoi perché…>>

Ready to Start

febbraio 4, 2012

<<Ciao. Sono Kate, e da un po’ di tempo ho qualche problema comunicativo con chi mi sta vicino. Sono spesso triste, perché mi capita di pensare troppo al passato, al mio ex-fidanzato, agli esami universitari che non sono più riuscita a sostenere, al mio gattino che è scappato il mese scorso, agli sguardi altrui.>>

<<Ciao Kate, benvenuta.>> scrissero un po’ tutti quanti nella chat on-line del gruppo “Problematici, Of Course!” di Facebook. 

Era da tempo che non faceva un’uscita vera e propria con le sue amiche, e passava le sue sere a mangiare per noia e a fare mille tabelle per organizzare lo studio senza mai rispettarle. L’unica cosa a farle compagnia erano le grida di sua sorella teenager che non faceva altro che lamentarsi dei voti a scuola e delle false compagnie, e Bbc Radio 6 a tutto volume. 

<<Vorrei tanto parlare un po’ con voi o semplicemente leggervi. Cercare di staccare dalla realtà e smetterla di cibarmi di schifezze, una volta tanto.>>

<<Va bene Kate, io sono Thomas, e come te rifletto troppo e agisco poco. E’ da tempo che bazzico in questo gruppo e rompo le scatole ai creatori della pagina. All’università tutto apposto, nessun problema. Però, quando la sera esco, non riesco proprio a tacere quando qualcosa non mi va a genio assicurandomi così l’antipatia di varie persone.>>

<<Dai, non ci trovo niente di male nella verità, nell’onestà. Anzi, credo sia meglio di parole non dette, e atti non compiuti. Invece tu agisci con la tua voce. Il resto non ha importanza, io la penso così.>> rispose Kate. Nel mentre mangiava le patatine alla paprika avanzate dalla sera prima. 

<<Dici? E perché tutti mi domandano perché sono sempre rancoroso con il mondo e non me ne va mai bene una?>>

<<Perché forse questo mondo ti sta stretto, oppure fraintendono ciò che in realtà vorresti dire. A volte capita di pensarla allo stesso modo su certe cose, ma non sempre lo si esprime allo stesso modo. A me capita di star spesso in silenzio a riflettere quando qualcosa dinnanzi a me comincia ad assumere sfumature strane che non mi sono chiare. Non riesco nemmeno a chiedere esplicitamente cosa succede. E’ più forte di me. E quindi cerco di far altro, di sfruttare la poca creatività che possiedo e produrre qualcosa.>>

<<Non male come ragionamento, Kate.>>

Subito dopo la sua risposta, Kate ricevette una richiesta d’amicizia. Era Thomas. A ciò seguì un messaggio privato: <<E’ come se sentissi di avere in comune qualcosa con te. Abbiamo scritto poche righe, magari ti sembra affrettata la mia idea di diventare “amici”, ma vorrei capire meglio che tipo di persona sei, e perché entrambi tendiamo ad autodistruggerci.>>

Kate accennò un sorriso e cliccò su “accetta”. Rispose al suo nuovo “amico” così: <<Anche io ho la tua stessa impressione. E’ come se avessi già sentito parlare di te. Ho notato che abbiamo parecchi gusti musicali in comune tra l’altro. Ora devo disconnettermi. I miei mi aspettano per la cena. Ci sentiamo presto, okay?>>

<<Okay. Ciao Kate. Buon appetito.>>

Con quell’aria da persona curiosa scese le scale e si sedette accanto a sua madre. <<Perché hai quella faccia?>> <<Che faccia dovrei avere?>> <<Sembri contenta.>> <<Proprio contenta no, però ho letto cose interessanti stasera. Mi sono distratta un pochino.>> <<Brava. Dai ora mangia, altrimenti si raffredda.>>

Quella sera si ricollegò un’ultima volta e notò che Thomas aveva condiviso il link di Paranoid Android dei Radiohead, così si mise a canticchiare “You don’t remember, you don’t remember, why don’t you remember my name?”. Cliccò sul “mi piace” e poi spense il computer. Aveva ricevuto un sms da parte di Lola, la sua  migliore amica. In centro c’era un secret concert degli Arcade Fire. Una doccia veloce, una sistemata ai capelli, orecchini a forma di chitarra, t-shirt del gruppo, skinny jeans e borsetta in pelle nera. L’amica l’attendeva in auto impaziente. <<Oh finalmente. Come stai idiota?>> <<Sto decisamente meglio. Possiamo andare!>>

Una volta arrivate incontrarono qualche loro amica e si avvicinarono alle prime file. Il concerto iniziò con No Cars Go. Kate dondolava, chiudeva gli occhi ad intervalli regolari di un minuto. Era particolarmente emozionata, e si stava rendendo conto che aveva per la testa Thomas, le sue frasi e i suoi video. Si sentiva una stupida perché lo conosceva a malapena e già si era invaghita di un perfetto sconosciuto. Appena finirono di eseguire il primo pezzo, vide avvicinarsi un gruppo di ragazzi. Probabilmente avevano 23 anni, così come lei e Lola. Uno di loro salutò Kate e lei fece un cenno di capo. La band cominciò ad eseguire Rebellion (Lies) e lei riprese a dondolarsi come prima e a cantare. Ogni tanto si girava e quel ragazzo la guardava intensamente. Si sentiva parecchio imbarazzata e ciò la spingeva a voltarsi facilmente dall’altra parte. Ad un certo punto le disse qualcosa all’orecchio <<Non immaginavo di trovarti qui, sai?>> <<…Thomas?>> <<Già.>> 

Le prese la mano e la trascinò via. Nel mentre intonavano “If I was scared, I would. And if I was bored, you know I would…And if I was yours, but I’m not…” 

<<Qui possiamo scambiarci qualche parola. Lì sarebbe stato impossibile. Prima di venire qui ho avuto la curiosità di vedere a chi appartenevano quelle parole. Non mi aspettavo fossi tu. Ci siamo già conosciuti.>>

<<Non mi ricordo proprio. Sei sicuro?>>

<<Certo, sicurissimo. Le lezioni di piano. Davvero non ti ricordi?>>

<<No, Thomas, mi dispiace…>>

<<Mi ero chiesto dove fossi finita, sai? Hai smesso ormai da un anno di prendere lezioni nella scuola di mia madre.>>

<<…tua madre poi…è morta.>>

<<Sì. E l’ho sostituita io. Sono il nuovo insegnante di piano.>>

<<Come faccio a non…>>

<<Non ti preoccupare.>> la interruppe. 

<<Mi manca tua madre, sai? Non andavo lì soltanto per suonare.>>

<<Mamma sapeva ascoltare, sapeva dare i giusti consigli e sopratutto riusciva a spronare chi aveva vicino. Era l’eroina dei falliti o dei presunti tali.>>

Kate si mise a piangere. Thomas era “il piccolo Thom” di cui Gloria le parlava sempre. Era quel ragazzo timido e arrabbiato con tutti ma era anche il piccolo genio che sentiva suonare mentre prendeva lezioni da lei. Anche lei si era sempre chiesta che aspetto avesse e quali cose la sua tristezza avesse da raccontare. Lui le diede un bacio sulla fronte e la strinse forte a sé <<Shh… su, tranquilla. E’ tutto apposto.>> <<Scusami. Sul serio. Non voglio rattristarti.>> <<Manca anche a me. Tantissimo. Tieni questo fazzoletto, asciugati le lacrime e andiamo a sentire gli Arcade Fire. Sei meravigliosa, Kate Watson.>> Si mise a ridere perché lui era davvero carino con lei, ma lo fece anche per la situazione troppo bizzarra. 

Dopo quella sera Kate e Thomas si sentirono e videro tutti i giorni, diventando inseparabili. Non era amore, non era amicizia, era un miscuglio chimico tra il volersi molto bene e il capirsi affondo, tra il bisogno di una carezza e di un incoraggiamento e la necessità di fare sbagli e migliorare. Le sofferenze non cessarono, perché è questo che prevede la vita, ma i momenti felici non mancarono, sopratutto dopo il loro primo bacio.