agosto 17, 2011

Calci, pugni,mani all’aria e una corsa infinita verso l’oblio sino a quando persi ogni traccia della stanza in cui alloggiavo. Avevo staccato ogni fotografia dalla parete perché l’unica mia intenzione era quella di eliminare ogni possibile ricordo delle amicizie che stavo per lasciare alle spalle. Mentre agli inizi vedevo me stessa attraverso quelle che erano le loro finte passioni, negli ultimi tempi vedevo soltanto uno specchio rotto che non poteva che portarmi sfortuna e brutti pensieri. Quello che restava delle loro interiora spirituali era soltanto un mite ricordo adolescenziale, una piccola avventura della mia vita che stava andando a concludersi per l’ennesima volta.

Quando cominci a ricordare solo le cose brutte capisci che ormai non c’è più niente da salvare, nemmeno l’immagine dei loro volti, nemmeno l’eco della loro voce.

Mi resi conto che più tempo passavo con loro, più mi sentivo vuota e stupida. Ero una fallita che ormai aveva perso anche la minima intenzione di continuare una pacifica convivenza. I muri la notte accoglievano in una bottiglia le mie lacrime, e la mia gola irrigidita cercava di scacciare via ciò che era rimasto dei singhiozzi. Ciò che più mi diede fastidio era il senso di colpa per questa mia decisione, perché non avevo tutti i torti, mi sentivo proprio esclusa, invisibile. Ogni incontro che seguiva era un giorno senza fine seduta a fissare il vuoto. Non era producente. Non era per niente facile ed io ero più che mai fragile, avvolta da un asciugamano dopo essermi fatta una doccia coi vestiti addosso, ormai inzuppati di parole non dette e scuse preconfezionate. 

Ma dovrò pur decidere in cosa consista il bene. E non è soltanto un’ondata di vento, ma è un sole che deve rimanere anche quando fa troppo freddo e le idee scorrono talmente veloci da farci agonizzare. Voglio guardare un film senza rumori di sottofondo. Le chiacchiere delle persone ignoranti che calpestano l’arte altrui con massime della loro inutile vita non fanno che spezzare gli incantesimi che avevano fatto prima di incontrarmi. 

Devo ancora fare tanti sforzi prima di gettare via le chiavi. Ma credo di esserci abbastanza vicina. Sto per cambiare stanza, la sto per dipingere e adornare per poterci inserire i ricordi migliori di quest’anno che a poco a poco se ne sta andando. 

E aspetto quel viaggio che ho sempre sognato. Con la fotocamera osservo con ingegno un musicista che suona già prima di poterlo vedere nella realtà. Voglio continuare a compiere il mio viaggio in solitude. Voglio ancora raccogliere dei fiori e regalarli a mia madre, dirle che le dimostrerò che ha creato qualcosa di profondo, di voluto e poco ingannevole. Un essere che è ancora in continua lotta contro gli sforzi altrui di sembrare veri, quando dietro a quella stupida maschera raccolgono un mondo vuoto e corrotto.