Vorrei starmene seduta ancora una volta in quell’aeroporto. Mi manca la sensazione di prendere un aereo ed allontanarmi giusto un po’ dai soliti pensieri. Ricordo ancora l’emozione provata nell’andare via. In qualsiasi posto io vada, alla fine di un viaggio mi sentirò sempre estremamente malinconica. Ricordo quelle lacrime versate nel salutare la mia amica. Dovette salutarmi in fretta perché i mezzi di locomozione in questa penisola ci lasciano appesi costantemente ad un filo. Trascorsi due ore a ricordare quella semplice settimana,  il desiderio di restare, di non lasciare lo stivale. Amo la mia terra, ma spesso mi rendo conto che bisogna andare via per volerle più bene. Siamo spesso in conflitto io e lei, eppure mi piace parlare la sua lingua, mi piace affermare con orgoglio da dove provengo. Mi piace ascoltare gli altri parlare con una cadenza differente dalla mia. Mi piace non capirci niente e mi piace anche capirci qualcosa in frasi strettamente dialettali. Mi piaceva rimanere incantata a fissare tutto ciò che vedevo all’entrata di Roma, la città che più di tutte da piccola volevo visitare. Ero triste perché ero stata solo poche ore lì. Ero contenta invece perché potevo dire che l’aereo era atterrato proprio lì. Il piacere di averne visto un solo scorcio a luci spente, rendeva il tutto più sentito, magico. Ero talmente incantata da ciò che vedevo che non mi è nemmeno venuto in mente di scattare qualche foto. Prima di partire volevo documentare tutto. Volevo tutto nel dettaglio. Ma la mia anima una volta lì, dal centro al sud, e dal sud al centro ha solo deciso di tenere quei resti antichi, gli Appennini, i mari tutti per sé. Ora ci sto ripensando attentamente e forse il libro che sto leggendo mi aiuta a ricordare tutto quello che ho vissuto anch’io. Lo rifarei altre centomila volte. E ci voglio riandare cavoli. Io, piccola piccola rispetto a quegli edifici che mi facevano sentire ancora più piccola, la mia valigia azzurra che contiene speranze, voglia di conoscere e vivere dei momenti intensi. Mi sembra di ritornare di nuovo a quel 22 novembre.  Le lacrime sono le stesse, così come la voglia evadere e conoscere cose diverse da quelle che vedo tutti i giorni. Voglio di nuovo lasciarmi andare, vivere nel vero senso del termine. E so che solo queste cose possono darmi quelle emozioni che spesso cerco.

Me l’avevano detto che una volta che avrei preso l’aereo ne avrei voluto prendere tanti altri. Me l’avevano detto che mi sarei innamorata dei nuovi paesaggi che avrei incontrato per strada. Me l’avevano detto che avrei voluto ancora più bene a quella che è una mia cara amica da quasi cinque anni. Me l’avevano detto che viaggiare è una droga e che dopo la prima volta non ne puoi più fare a meno. Anche se il mio corpo è qui, forse una parte di me l’ho lasciata lì a fiorire in attesa del mio ritorno.

 

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