Different.

gennaio 26, 2012

New York. Le luci fuori dalla finestra lo incantavano. Si era appena fatto buio e aveva di fronte la tela con il ritratto da portare per l’esame. Stava ancora pensando a quello che era appena successo.

Aveva passato l’intera mattinata nell’aula da disegno. Si rifugiavano tutti lì quando la propria casa non dava loro ispirazione. Jack aveva qualche problema con i suoi. Ormai era risaputo, lo sapevano anche i suoi insegnanti. L’aula da disegno era la sua terza casa, perché il suo secondo rifugio era l’appartamento del suo migliore amico, Ryan,  passionale, socievole, uno dei pochi che riusciva a dare significato alla sua arte. Quel pomeriggio, nonostante avesse insistito, Jack rifiutò di andare da lui. Voleva stare un po’ da solo. Aveva bisogno di capire che gli stava succedendo. Da tempo si sentiva strano, sopratutto quando stava vicino alle coppie. Provava ad immaginarsi con una ragazza, ma proprio non faceva per lui. Pensava non si sarebbe mai innamorato, e che forse avrebbe continuato a prendere in giro non solo le ragazze, ma anche i ragazzi. Jack non si faceva problemi. A lui non piacevano le Donne, tanto meno gli Uomini. Gli piacevano le Persone. Gli piacevano gli occhi chiari, le mani un po’ callose, perché ciò significava che quella persona amava scrivere, e i capelli scuri, non gli importava della lunghezza. Amava le persone più basse di lui, perché quello alto un metro e ottanta era lui, e ciò bastava e avanzava. Gli piacevano le persone sensibili e riflessive, un po’ impaurite ma molto interessate a capire il resto del mondo. Quelle che magari non sono brillanti a scuola, ma hanno un bagaglio di esperienze personali da condividere.

Ryan faceva in qualche modo parte di questa categoria. Delle persone che Jack stimava o di quelle che prendeva come esempio. Era un’ottima persona, anzi, era proprio un essere perfetto. Ci volle del tempo prima che il giovane pittore capisse che queste cose non vanno mai come ce le immaginavamo.

Ryan aveva appena rotto con la sua ragazza, Margaret, ma più che ragazza si poteva definire come il suo boss. “Ryan, se dobbiamo andare a cena con i miei, vai subito a prepararti. E tieni i capelli in ordine, mi raccomando.” “Ryan. Dai cazzo, molla il computer. Non perdere tempo a chattare con Jack, altrimenti si fa tardi e stasera non riusciamo ad andare al party di Lea.” La verità era questa: provava una certa gelosia per l’amico del suo ragazzo. Entrambi nutrivano una sorta di antipatia reciproca l’uno per l’altra. E forse, ultimamente, lei si era accorta degli strani comportamenti di Jack.

I dipinti di Jack passarono dal rappresentare l’amicizia alla messa in bella vista della solitudine. Era turbato da tempo, perché cominciava a sentirsi diverso in compagnia del suo amico. Diverso nel senso che con lui stava realmente bene. Le ultime sere aveva subito capito che era davvero a terra, anche se cercava di mostrare agli altri tutto il contrario. Pensava fosse dovuto a Margaret, anche se in realtà non aveva mica capito perché si fossero lasciati di punto in bianco. Questo poteva essere considerato come un grosso punto interrogativo. Fu così che si fece del male, e al posto di dipingere la solitudine, dipinse la speranza.

Si erano appena fatte le sei, e tutti i suoi compagni dell’Accademia d’Arte andarono a casa. “Jack, noi stiamo andando via. Vuoi un passaggio? Oggi siamo venuti in auto.” “No, grazie. Starò ancora un po’ qui.”

Cindy e Lucas erano meravigliosi. Non aveva mai visto due persone così vicine. E non perché si tenessero sempre per mano. Tutt’altro. Loro si congiungevano con un semplice sguardo. Lui ogni tanto le baciava la mano o le guance. Lei invece preferiva lasciargli un segno sulla fronte, da donna matura e protettiva qual’era. Loro sapevano cosa stava vivendo, perché lo avevano sorpreso a piangere la sera prima. Aveva paura che avessero avuto qualche pregiudizio per i suoi gusti in fatto di esseri viventi, ma furono tutt’altro che bruschi. Lo strinsero fortemente, in silenzio, regalandogli un momento di pace.

Aveva iniziato un ritratto. Prima gli occhi, poi i capelli tirati su, gli occhi grandi, le ciglia lunghe, due labbra carnose, poi il collo, il tatuaggio con il segno della pace appena visibile dietro l’orecchio sinistro, e la maglietta nera dei Joy Division con la cover di Love will tear us apart. Ricordava con un accenno di sorriso il giorno in cui accompagnò Ryan a vedere Control. Si erano appena diplomati e si erano concessi un bel viaggio a Londra. Allora erano entrambi impegnati sentimentalmente, Jack per un lasso di tempo molto breve, come al solito, e Ryan stava insieme a Margaret. Lei, all’inizio della loro storia, era più permissiva. Oggi non avrebbe mai permesso al suo ragazzo di fare un viaggio con il suo migliore amico. Avrebbe tenuto il broncio per attirare tutta l’attenzione su di sé. Forse fu proprio quel viaggio a fargli capire che non poteva fidarsi di Jack. Quest’ultimo invece, ignaro di ciò che stava cominciando a succedergli, vagava spensierato con lui per Picadilly Circus. Si erano ripromessi che un giorno sarebbero ripartiti insieme per l’Inghilterra, Jack come artista e Ryan come critico cinematografico e musicale. E lì avrebbero poi vissuto felici e contenti. Questa promessa si mantenne sino a quando la madre di Ryan morì e lui dovette farsi carico dell’albergo di famiglia. Fine degli studi, fine dei progetti a lungo termine. L’unica cosa che rimase invariata era il loro rapporto d’amicizia, che anzi si era solidificato.

Jack si rese conto che aveva passato un’ora esatta a fissare il vuoto. Non aveva finito il ritratto. Mancava di colore. Quindi decise di preparare la tavolozza; nel frattempo si mise gli auricolari e iniziò ad ascoltare Old Friends, Bookends Theme di Simon and Garfunkel. Era talmente concentrato che non si accorse che qualcuno era appena entrato nell’aula. Si avvicinò a lui e gli mise una benda, con un tocco abbastanza delicato. Si sentiva in imbarazzo, ma allo stesso tempo era curioso, a proposito di quello che gli stava succedendo. Queste mani estranee presero le sue e furono poggiate su un volto. Jack cominciò a toccarlo. La pelle era delicata, liscia, ma era anche umida. Forse quei nuvoloni si erano tramutati in pioggia. Ad un certo punto sentì due labbra sulle sue. Non capiva più niente. Preso dall’emozione si tolse la benda. Era Ryan. Il cuore gli batteva all’impazzata. E l’unico istinto che provò in quel momento fu quello di abbracciarlo e di sussurrargli che l’aveva sempre amato. Che aveva torto. Che odiava Margaret ma non gliel’aveva mai confessato perché temeva di perderlo. Ma Ryan gli riprese il volto e lo baciò ancora una volta. Così se ne andarono.

Appena rientrò a casa, si sedette di fronte alla finestra, e dopo essersi ripreso capì che l’ultima cosa da fare per concludere la serata era finire il ritratto. Ora poteva colorarlo con nuove sfumature di rosso sul viso, poteva regalare una nuova luce agli occhi del suo soggetto. Poteva finalmente osservare i grattacieli e rispecchiarvi i suoi pensieri. Poteva finalmente sorridere e provare quella felicità che a malapena stava imparando a conoscere, ma che da tempo desiderava. E stavolta non era un sogno. E a confermarlo era il suo profumo che ancora giaceva nella sua camicia.

Non era un sogno. Jack, questa è la realtà, ora puoi svegliarti.

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Una Risposta to “Different.”

  1. fassynating said

    I FUCKING LOVE THIS ❤

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