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marzo 23, 2011

Avevo da sempre sognato di indossare quel vestito bianco. Ero riuscita a cucirlo, mi ci era voluto un po’, ma dopo tanta fatica ero riuscita a trovare il modello adatto. Un vestito bianco,lungo, che poggiava le sue redini sul pavimento. Appena lo misurai presi a correre veloce… il bianco candito accarezzava le mie caviglie, e l’eco delle mie risa dilagava nella città, che in pieno mattino si faceva addolcire dal sole primaverile. Libera nei movimenti, arrivai in spiaggia. Non c’era ancora nessuno, dunque mi sedetti ad aspettare. Le musicali onde del mare affascinavano il mio udito e lo ricompensavano con un po’ di relax, sino a quando non mi accorsi che da quelle parti c’era qualcuno che cantava. Una voce armoniosa, pulita, che ripeteva:

Se non è vero che hai paura, non è vero che ti senti solo. Non è vero che fa freddo, allora perché tremi in questo agosto?

Non era passato tanto tempo da quando l’avevo dedicata a qualcuno. Eppure c’era questa nuova consapevolezza di volerla imbastire su qualcun altro. Sentivo il mare infrangersi sui miei piedi, mentre osservavo quel ragazzo pensieroso inneggiare i Perturbazione.

Ci sentivamo abbandonati in questo mondo, ci sentivamo persi allo stesso modo. Ci sentivamo soli, ci sentivamo sinceri allo stesso modo. Ci guardavamo, ci osservavamo allo stesso modo. Eravamo l’uno lo specchio dell’altra. Ormai era impossibile negarlo.

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